Intervista a Davide Reboli Capo Ultra’ Piacenza! “Daspo a Vita, una Follia!”

Questa Intervista e’ di circa un anno fa……e noi ve la riproponiamo…

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Il capo ultras del Piacenza calcio, Davide Reboli

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Piacenza – “L’uso della pistola è allucinante, non esiste, non fa parte del mondo ultras. Ma detto questo, il capo ultrà del Napoli (a’ Carogna, ndr) non ha fatto nulla di male. Ho visto e rivisto le immagini, quando ha parlato con Hamsik. Anzi, se alla fine la gara si è giocata e non è successo nulla. E questo perché gli ultras del Napoli lo hanno ascoltato. Se avessero sospeso la partita magari nel deflusso poteva accadere qualcosa di peggio”. Per rendere più chiaro il concetto spiega: “Una curva deve avere le sue gerarchie. Come avviene in una banca o in questura. Ci sono i capi, c’è una gavetta da fare… e poi se uno ha carisma, alla fine arriva in alto, a farsi rispettare”.

A parlare è Davide Reboli, storico capo ultras del Piacenza, il quale ha accettato di commentare i fatti avvenuti sabato a Roma, fuori e dentro lo stadio Olimpico dove si giocava la finale di coppa Italia di calcio tra Napoli e Fiorentina. Dagli agguati fuori dallo stadio – con l’aggressione a colpi di pistola di un tifoso tuttora ricoverato in gravi condizioni in ospedale – alle presunte trattative con a’ Carogna nel pre-partita. Eventi che stanno sconcertando l’opinione pubblica e inducendo gli apparati dello Stato a prendere dei provvedimenti nei confronti di un certo tipo di tifo organizzato. Di quel tipo di tifo organizzato, quello degli ultras, di cui anche Reboli è un fiero esponente.

La premessa la fui stesso: “Sia chiaro. Anche gli ultras, come tutti gli uomini, possono sbagliare. Ma non per questo bisogna criminalizzare un mondo intero che in pochissimi conoscono. Il nostro mondo, quello degli ultras, è complesso. So bene che al suo interno esistono dinamiche che altri, al di fuori, non concepiscono. Ma posso assicurare che non è un mondo di criminali, è un mondo sano, fatto soprattutto di tifo e di goliardia”.

Davide ammette subito che l’aggressione fuori allo stadio con la pistola (si pensa ad un supporter della Roma) “è inconcepibile”. “Gli scontri fisici nel mondo ultras ci sono sempre stati, a mani nude. E’ una questione di adrenalina, di difesa del territorio. Ma usare le pistole non esiste, non fa parte della nostra cultura – dice – Capisco che per qualcuno possa essere un discorso un po’ strano, ma il mondo ultras è questo. Sappiamo a cosa andiamo incontro e nel caso ne paghiamo le conseguenze. Penso invece, e ne sono convinto, che il capo ultrà del Napoli non abbia fatto nulla di male”.

Del resto, le famose “trattative” – come vengono chiamate – non possono certo fare scandalo. “In qualsiasi società di calcio, da Torino a Palermo, ci sono i responsabili delle curve, che servono anche alle società per preparare le trasferte, organizzare il tifo. Tutti li conoscono. In certe realtà magari tra i tifosi vi sono altre dinamiche: io non so chi sia a’ Carogna, non so cosa faccia nella vita. Se è un affiliato alla camorra o qualcosa del genere, come qualcuno sostiene, è un altro discorso: non riguarda il mondo ultras. Non bisogna fare di ogni erba un fascio”.

E quella maglietta che esprime solidarietà a Speziale, il tifoso accusato di aver ucciso l’ispettore Raciti? “Anche qui capisco che possa sembrare un discorso fuori dal mondo, ma anche questa cosa fa parte del mondo ultras. Indossare quella maglietta significa esprimere solidarietà verso un ultras come te. Ma non vuole essere una condanna verso i poliziotti. Se domenica vado a Olginate e metto una maglietta con la svastica, so che mi faranno delle storie. Ma anche il rischio fa parte del mondo ultrà. Così come i cori contro i poliziotti. Noi non abbiamo nulla contro le forze dell’ordine. Loro fanno il loro lavoro. Il problema è quando che indossa la divisa abusa del suo ruolo. Certi abusi si possono evitare. Far applicare la legge è giusto, ma non fare l’eroe, tipo ordinare cariche senza motivo”.

Viene da chiedersi allora cosa centri in tutto ciò il calcio. “Il calcio è il motore di tutto. Tu segui la tua squadra e vai ovunque e affronti qualsiasi tipo di situazione. Ogni squadra ha un gruppo di ultras e poi si creano le rivalità. Ma tutto parte dal calcio, è come una malattia. Ora tutti parlano del mondo ultras, tutti sono interessati, ma quasi nessuno conosce le cose. Sembra quasi che siano tutti criminali, ma non è così. Gli ultras possono sbagliare, come tutti. E spesso pagano anche con i Daspo, talvolta ingiusti. A proposito, sento parlare di Daspo a vita… allucinante”.

 

Marcello Pollastri

http://www.piacenza24.eu

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